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Latte di Mucca: Ecco Perchè l’ho Tolto a Mio Figlio! (1° parte)

Pubblicato da - 20 aprile , 2010  |  68 Commenti

latte2Il latte di mucca è stato ed è tuttora per me motivo di tante ricerche e tante considerazioni, che mi hanno portato ad eliminarlo dall’alimentazione di mio figlio in maniera definitiva!.

Oggi ti voglio riportare il paragrafo di un libro (“La Nuova Rivoluzione del Benessere“) che è esattamente quello da cui per me è partito tutto, e che mi ha fatto decidere di getto di togliere il latte di mucca al mio bambino (e a noi, ovviamente).

E’ un libro che è stato tradotto dall’inglese, quindi i riferimenti sono per la maggior parte rivolti alla loro nazione (sopratutto quando cita nomi di associazioni, che da noi hanno ovviamente altri nomi oppure ricerche fatte che sono sempre riferite all’America).

Ma questo per me non è stato importante, primo perchè sono altri gli aspetti che mi hanno fortemente “colpito” e poi perchè ho potuto e voluto approfondire l’argomento con numerosi altri libri che ho letto successivamente!. Quindi questo per me è stato solo il punto di partenza…

Ecco quindi il paragrafo che ti dicevo:

La Frode dell’Industria Casearia

Il latte e i suoi derivati sono prodotti di primo piano nell’industria della malattia da 2.000 miliardi di dollari: il latte provoca allergie, flatulenza, stipsi, obesità, tumori, cardiopatie, malattie infettive e osteoporosi.

E’ proprio vero: il latte provoca l’osteoporosi, nonostante le massicce e ingannevoli campagne pubblicitarie dell’ADA, che affermano che il latte li prevenga.

Dopo lunghi studi si è arrivati alla conclusione che il consumo del latte è molto probabile sia responsabile dell’osteoporosi, conseguenza della lisciviazione del carbonato di calcio dalle ossa e non direttamente associata con l’assunzione di calcio, poichè la quantità presente nel corpo umano insieme con il tipo di proteina (caseina) che si trova nel latte porta ad un’enorme perdita di calcio nelle ossa. Per quelli che credono che in età adulta consumare calcio aiuti a mantenere le ossa forti, è necessario dire loro che il calcio contenuto naturalmente nelle verdure è molto più sano, di facile assorbimento e abbondante. Inoltre, qualunque beneficio che il calcio possa fornire nella prevenzione dell’osteoporosi, probabilmente cessa in età adulta, quando la massa ossea smette di accrescere.

Oltre alle preoccupazioni riguardanti la patogenesi dell’osteoporosi, il latte contiene ormoni e difforde le malattie infettive. Normalmente una mucca in natura può produrre dai 10 ai 15 litri di latte al giorno, mentre oggi le mucche, torturate nelle moderne fattorie, producono quotidianamente fino a 50 litri.

Questo accade perchè alle mucche vengono somministrate quantità massicce di ormoni specifici come quelli della crescita bovina (BGH) per aumentare la produzione del latte – facendo diventare le mammelle così grosse da trascinarsi per terra.

Le conseguenze sono infezioni frequenti e il bisogno costante di antibiotici – ciononostante l’Usda non vieta il consumo di latte che contiene da 1 a 1,5 milioni di cellule ematiche bianche (PUS per i non addetti) ogni millilitro.

Gli ormoni della crescita, gli antibiotici e il pus rimangono nel latte anche dopo la lavorazione, provocando terribili problemi di salute su tutti gli individui, compresi i bambini che consumano prodotti lattiero-caseari.

Se interpellassimo le aziende produttrici di reggiseno negli Stati Uniti, queste confermerebbero che negli ultimi decenni il giro d’ affari in questo settore ha registrato un consistente incremento, in seguito all’introduzione del BGH nel latte, poichè quest’ultimo, combinato con altri ormoni, ha fatto aumentare la dimensione media del seno delle adolescenti e ha abbassato l’età della prima comparsa del menarca.

Quello che i produttori di reggiseno forse ignorano è che questi ormoni sono anche una delle cause principali dell’aumento di neoplasie mammarie negli adulti, in quanto causa dei tumori maligni al seno, che aumenta come le mammelle delle mucche, torturate e gonfiate con il BGH.

Inoltre, la produzione del latte è deleteria sia per l’ambiente che per le mucche stesse. Una mucca da latte può produrre fino a 500 litri di latte al giorno, ma quotidianamente produce anche circa 60 litri di escrementi – equivalente alla quantità prodotta da 24 persone in un ambiente senza mucca-da-latteservizi igienici, sistemi fognari o impianti di depuratori. Ogni mucca consuma 36 chili di cereali e vegetali, oltre a 15 litri d’acqua, al giorno.

Se una mucca allo stato naturale può vivere dai 20 ai 25 anni, quelle utilizzate nella produzione di latte vivono normalmente dai 4 ai 5 anni, consumate dagli ormoni e dalle continue gravidanze artificiali che le trasformano da creature vive in grottesche macchine da latte.

La cosa peggiore a proposito delle produzioni di latte non sono le malattie che provocano, le torture inflitte agli animali coinvolti o l’impatto terribile sull’ambiente: la cosa peggiore delle produzioni di latte è che sono la maggior causa di sovrappeso o di obesità per oltre il 65% della popolazione.

L’americano medio ingerisce quasi 2 chili di cibo al giorno e circa il 40% è dato dal latte e da prodotti lattiero-caseari. Il latte non contiene fibre ed è pieno di grassi saturi e colesterolo. Un bicchiere di latte è composto per il 49% di grassi e i formaggi ne contengono oltre il 65%. In verita il latte dovrebbe essere chiamato “carne liquida” – un bicchiere da 35cl contiene tanti grassi saturi quanto 8 fette di pancetta affumicata.

Per contrastare la verità inconfutabile di questi fatti, l’industria lattiero-casearia ha introdotto sul mercato le ingannevoli confezioni di latte al “2%” e a “basso contenuto di grassi”. In realtà il latte al 2% contiene calorie provenienti dai grassi che variano dal 24 al 33% ed è soltanto leggermente meno ingrassante del latte intero (che contiene il 3% di grassi). I produttori di latte osano anche riportare sull’etichetta del formaggio fresco a pasta molle, che contiene il 20% di calorie provenienti dai grassi, la dicitura “a basso contenuto di grassi”.

Siccome il latte è stato da sempre considerato un prodotto di grande valore, gli imprenditori più innovativi riuscirono a trovare il modo di produrlo a costi sorprendentemente bassi e in seguito utilizzarono i guadagni per costruire l’organizzazione commerciale e politica auto-perpetuante, nota con l’acronimo di ADA.

L’ADA esercitò pressioni sul governo federale per ottenere sussidi incoraggiando la sovrapproduzione e in seguito obbligò le istituzioni a far sì che il latte rientrasse nelle diete dei bambini, attraverso programmi alimentari nelle scuole dell’obbligo. Dico obbligo perchè, se è cosa ampiamente risaputa che il 95% delle popolazioni asiatiche è intollerante al lattosio, questo lascia supporre che molte persone di altre razze in età adulta siano ugualmente intolleranti.

Gli indoeuropei, che costituiscono la maggior parte del mercato del latte, hanno imparato, purtroppo, a convivere con le reazioni allergiche, le pirosi, i disturbi di stomaco, la diarrea, i gas intestinali e il diabete come disturbi della vita quotidiana e a curare solamente i sintomi di queste malattie, assumendo continuamente medicinali da banco che provocano, a lungo andare, assuefazione.

Nel momento in cui i consumatori saranno sempre più informati circa gli effetti nocivi del consumo di latte di mucca, essi manifesteranno la necessità di soddisfare un grande desiderio di benessere.

Questo accadrà non soltanto per il latte, ma per le migliaia di prodotti alimentari non naturali che attualmente dominano il mercato alimentare.”

Buona riflessione,

Graziella

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